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Le differenze tra marketing sociale e quello commerciale emergono già nelle prime definizioni di marketing sociale proposte da autorevoli studiosi come Kotler e Andreasen (1998).

Per marketing sociale essi intendono: “l’applicazione di tecniche del marketing commerciale per scopo benefico, cioè per migliorare il benessere delle persone e dell’ambiente in cui vivono, cercando di introdurre nuovi comportamenti o la modifica di altri, senza vendere merci ma idee e valori”.

Finalità e obiettivi rappresentano dunque le differenze principali. In uno schema dello stesso Andreasen (2000), ripreso anche in Lalli (2008), possiamo rilevare queste ed altre distinzioni. Ne riportiamo una rielaborazione.

Una definizione di comunicazione sociale condivisa in maniera unanime non sembra ancora esserci. A seconda delle principali prospettive con cui si guarda l’oggetto in questione si possono trovare diverse definizioni ma anche diverse ambiguità (Bertolo 2008).

 

Per spiegare il significato del termine in sintesi, verranno qui riportate due definizioni che riassumono alcuni dei punti di vista sull’argomento. La prima ruota l’enfasi attorno ai temi e ai promotori della comunicazione sociale, avvicinandosi alla definizione di pubblicità sociale. La seconda, in un’accezione più ampia, prende in considerazione le funzioni e le finalità.

Sono circa 42 mila le organizzazioni di volontariato operanti in Italia, di cui 27 mila iscritte ai registri regionali in base alla legge che regola il settore (la n. 266 del 1991). E’ il dato, ancora grezzo, che emerge dalla sistematizzazione delle banche dati dei 72 (su 78 esistenti) Centri di servizio per il volontariato aderenti a Csvnet distribuiti su tutto il territorio nazionale.